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Siti Unesco: La Reggia di Caserta e il suo parco, riconosciuto tra i più belli al mondo.

Un continuo susseguirsi di scenografiche vedute, file di alberi, grotte seminascoste, cascate e cascatelle, laghi, sculture incantevoli e giochi d’acqua.

Già dalla soglia d’ingresso della Reggia, imboccando il vialone centrale fino alla fontana che conduce al parco, si è catturati da un’esperienza indimenticabile: giardini, laghi, boschi abitati da sculture mitologiche e raffinati giochi d’acqua a perdita d’occhio.

Un saliscendi di scorci e sorprese si snoda su 3 chilometri di lunghezza ed una superficie di 120 ettari con cedri del Libano, pini, cipressi, magnolie, palme, piante grasse. Piccoli laghi dove si specchiano tempietti, statue allegoriche, piante acquatiche e sculture raffiguranti finti crolli e nicchie romane. E ancora boschetti di lecci e carpini, disposti simmetricamente formano una quinta teatrale verde semicircolare.

Fu Carlo di Borbone ad affidare, a metà del 1700, all’architetto Luigi Vanvitelli (figlio del più importante pittore di vedute, Gaspar Van Wittel), il compito di costruire la Reggia quale centro ideale del nuovo regno di Napoli. La Reggia di Caserta era destinata a rivaleggiare con le altre residenze reali europee. Terminerà l’esecuzione di questa grandiosa residenza reale, il figlio del Vanvitelli, Carlo.

Il sontuoso palazzo è una fusione ideale e originale di altre due residenze reali: la Reggia di Versailles dei re di Francia e il madrileno Palazzo dell’Escorial, sede dei re di Spagna.

La Reggia di Caserta si presenta come un vero e proprio complesso monumentale che occupa 45.000 mq e, con i suoi cinque piani, raggiunge un’altezza di 36 m. Sulla facciata principale si aprono 143 finestre e nel palazzo ci sono ben 1200 stanze e 34 scalinate.

Curatissima nei dettagli ed articolata su quattro monumentali cortili, la costruzione è fronteggiata da un parco scenografico eccezionale per dimensione e complessità.

Il giardino formale, così come oggi si vede, è solo in parte la realizzazione di quello che Luigi Vanvitelli presentò ai sovrani. Si ispira ai giardini delle grandi residenze europee del tempo, fondendo la tradizione italiana del giardino rinascimentale con le soluzioni introdotte da André Le Nôtre a Versailles.

Una delle prime meraviglie che i visitatori, lasciandosi alle spalle la reggia, incontrano lungo il cammino è il cosiddetto “vecchio boschetto”, parte iniziale del cosiddetto “giardino all’italiana”. Qui si trova una sorta di castello in miniatura circondato da un fossato alimentato da un piccolo canale che si congiunge alla “Peschiera Vecchia”, un laghetto artificiale con isola al centro, voluto nel 1769 da Ferdinando IV per dilettarsi con piccole battaglie navali.

Dalla “Peschiera Vecchia” si giunge alla Fontana Margherita, che chiude il giardino all’italiana aprendo il percorso del giardino alla francese con la prima delle tre grandi vasche a sviluppo longitudinale: la Peschiera Grande, un bacino artificiale lungo quasi mezzo chilometro che termina con un complesso scultoreo formato da tre grossi delfini dalle cui bocche sgorga l’acqua.

Poco più là si trova la Fontana di Eolo, con il suo emiciclo porticato, seguita dalla Fontana di Cerere e dalla straordinaria Fontana di Venere.

Si arriva infine all’ampia scalinata che conduce alla vasca contenente i due magnifici gruppi scultorei di Diana e Atteone. Di qui si gode di una spettacolare vista del Giardino Inglese, l’ultima parte ad essere realizzato, a fine ‘700 per volere di Maria Carolina D’Austria, dal botanico inglese John Andrew Graefer; costui, botanico, vivaista e architetto dei giardini, riuscì ad armonizzare alle rigide geometrie del parco, un pezzo di giardino romantico e naturalistico che ospita grandi serre, con piante indigene ed esotiche, fra cui la Camelia importata per la prima volta in Europa dal Giappone nel 1880.


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